Elisa's profileIl mio angolo...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
11/29/2006 Rievocazione di istantiE arriva il freddo, pungente, che ti si incolla addosso in una mattina come tante. In giro per la città cantando stonati che Elisa e Ligabue avrebbero i brividi...non di freddo. Cantando...per un attimo spensierati.
E stavolta ho nascosto. Le preoccupazioni, i problemi, le cose che ritornano. Ciclicamente come se ci fosse ancora e ancora lo stesso punto di partenza e lo stesso svolgimento. E la centesima volta è una nausea quella che mi coglie. Tanto che la soffoco quando almeno non vedo.
E ritrovo il piacere di guardare. Incantata, in silenzio, camminando, lentamente.
Solo che...poi tutto torna.
E' una gara all'esasperazione. Che ho percorso e lasciato indietro spesso e volentieri. Stavolta è diverso. Sono stanca.
Stanca.
Stanca.
Stanca.
Stanca.
Da non farcela proprio proprio, più.
Sono attimi consumati dal tempo per quante volte li ho visti passare davanti ai miei occhi. Sono parole invecchiate nel suono da quante volte le ho sentite volontariamente e non.
Il solito vizio della gente.
La solita paura. Lottare e scannarsi pur di non restare...soli.
A volte, da soli, si ritrovano le emozioni. Si ricuciono i pezzi. Si ritrova lucidità. Si cura il male al cuore. Si da la giusta importanza a noi stessi, non necessariamente subordinati a qualcuno. Ma...li conosco quelli che la pensano così. Li conto sulle dita di una mano, includendomi.
Pensa, non arriviamo a cinque.
Ma allora, nonostante tutto, di che mi lamento.
Però, la nausea non mi passa.
11/23/2006 La sensazione di panico che ho vissuto. Mentre non potevo scappare via, in mezzo al mare. E mi vedevo andare avanti mentre urlavo dentro di voler tornare indietro.
Non l'ho mai capito perchè.
Mi ha rapita, un'emozione claustrofobica che non potevo, non sapevo mandare via.
Trattenevo le lacrime in scomparti tra le palpebre. E tutto intorno si muoveva.
E Dio solo sa la voglia che avevo di non sentirmi persa. In un posto che non sentivo il mio posto.
Non l'ho mai più riprovato. Non esiste niente di simile tra il passato e il futuro, divisi da quel momento.
Ero divisa dal mare. Da quella voglia di scapparci dentro e da quella paura dell'essere sconfinato.
Non l'ho mai capito perchè.
E tutti intorno, felici.
Io, nascondevo la paura. Mettendoci tutto l'impegno che potevo trovare.
Forse per questo che mi torna spesso in mente e ci ripenso. A quel momento che non ho mai capito.
Di cosa avevo paura.
Perchè non mostravo la mia paura.
E non so neanche cosa ha fatto si che passasse. Forse il tempo, lentamente, il mare.
Resta il fatto che non l'ho mai capito perchè.
O forse nascondo la paura. Ma non solo quella, a me stessa. 11/22/2006 Gettami, riprendimi, riciclami. Affera in mezzo a questa frenesia i pensieri e affrontali. Faccia a faccia. Come fumo che svanisce nell'aria. Segui alla rincorsa, all'impazzata e dimmi se stai al passo. Mentre il fiato si fa corto e il cuore batte. A mille.
Mille e più.
E, sempre, più veloce, continuamente, più veloce delle parole, ancora di più, ancora e ancora. A duemila. Come se uscisse fuori e senti il ritmo dei battiti ma non lo scandisci.
Non si ferma, non si ferma un cuore.
Non diminuiscono, i battiti.
Il tempo sfugge tra le mani e a volte, dietro a rincorrerlo. Eppure, non è mai abbastaza.
Butta all'aria i fogli che mi confinano. Spazzali via con un po' di vento. Guidami per strade infinite che così libero i pensieri. Dai finestrini. Li lascio liberi. Aumenta la mia apnea, per sentire il fondo. Non sfiorato, ma percepito. Sotto i piedi. Un contatto fermo, potente, forte. Una base da cui,
prendere la spinta più prepotente che posso,
...su.
e tornare...
11/19/2006 Meraviglia delle meraviglieNon meravigliarti della meraviglia. Nei suoi lati negativi e positivi. Non farlo se non vale la pena. E i parametri di confronto si che li hai. Si che guardi da una parte, sia dall'altra. E allora...se qualcosa ti meraviglia lascia che sia qualcosa di veramente pazzesco, fuori logica e lontano dalla prevedibilità.
Cosa che non avresti mai potuto pensare. Neanche per assurdo. E lì, meravigliati.
Ma se una cosa potevi ipotizzarla e forse l'hai fatto. Allora, non meravigliarti.
Attenta, al mio tempo. Ricordamelo nei momenti di spreco come un rubinetto lasciato aperto. Ricordami come mi impegno a dosare il fiato.
Ricordami anche di non buttare parole al vento. Di apprezzare le arrabbiature e di centellinarle.
Fammi parlare se mi va e fammi restare senza parole, se a te va. Non mi chiedere di ricordare perchè ho poca, cattiva, memoria.
La meraviglia si che c'è. Da una parte.
La delusione, anche. Dall'altra. Quel che è peggio...di questo non mi meraviglio. 11/15/2006 Se sia...che siaSalvami. Annegandomi in un mare di realtà. Tieni la mano sulla mia testa, tra i capelli...e impediscimi di respirare. Con forza buttami giù e non lasciare che la mia forza di volontà mi faccia riemergere.
Mare di cose. Dimmi che io nuoto, si, ma solo in una piscina custode dei segreti. Fammi arrossare gli occhi, agitare, accelerare i battiti, del cuore. Fammi avere paura.
Fammi sentire viva. Viva più che mai.
E non semplicemente ansiosa, preoccupata, nervosa e stressata. Piccoli fastidi che riecheggiano dalla testa per tutto il corpo. Se sia...che sia. Paura, di quella più vera. Più pura. Per la quale capirei lo stravolgimento.
Guardami. Se sorrido e ho paura.
La prepotenza e la calma.
Il bianco candido, il nero cupo.
La paura, la tranquillità.
Sensazioni negative, in crociera per di qua, terminato il loro tragitto. Guardale andare via da me. Guardami. Sorrido.
Perchè non sarà felicità costante. Sorrido di me.
Sorrido,
bambina,
maliziosa,
nuotatrice,
immobile,
rilassata,
agitata,
Viva.
11/13/2006 E' così che, è arrivata anche la domenica23,57 e scrivo per occupare gli ultimi tre minuti finali. Come i titoli di coda che portano tutto via. Una volta passati ti rimane la sensazione, il ricordo, e finisce lì. In quell'esatto istante. Racchiuso in un recinto di secondi.
Ho avuto gli occhi lucidi, di nascosto. Tirati fuori in solitudine, alternati a occhi brillanti. Intonati a una stella lucente tra i capelli volutamente mossi senza regole. Se ripercorressi questa domenica al di fuori della solitudine...niente agli occhi apparirebbe come in realtà è. Il senso che ci ho voluto dare e che ci ho trovato. La continuità sempre lì...e i ricordi andati a cercare. Apposta.
E se solo le emozioni potessero manifestarsi qua come si manifestano dentro di me. E fanno un po' come pare a loro. Mi prendono, mi agitano un po'. E poi, mi rimettono a posto.
Io, non riesco a spiegarlo. E non ci vedo niente di forte. Non ci vedo nessuna costruzione.
E fuori, fa fredddo. E i chilometri non basterebbero mai, per arrivare a capire. Per questo che poi a un certo punto torno a casa e mi siedo. Qui.
Io non voglio più spiegarlo.
Mezzanote e zero otto. E un messaggio scritto di verde su una lavagna bianca.
Due cose,ancora...
...basta incubi di rincorse e fughe all'impazzata.
...tempo, corri, salta, vola...superala. La luce.
Vedi, è già lunedì.
In fondo, non è così difficile. 11/11/2006 Sabato di lavoroAncora una volta me lo chiedo. In ogni istante che finisce mi chiedo se ricomincerà, a differenza delle altre volte intuisco la risposta, negativa. E allora mi coglie un flash back improvviso. Smarrita, impaurita, con la voglia di girarmi e andare via. Varcando quella soglia non sapevo niente di quello che avrei trovato. Da una vita sui libri a studiare, ancora per un po', eppure con quella ostinazione per il lavoro che ho fatto fatica a spiegarlo a qualcuno. Eppure, così ovvio ai miei occhi. E tutto questo può sembrare cosa da niente, ma...la mia emotività mi impone di fermarmi e scrivere.
Constatare la mia fortuna. E' la prima cosa a cui penso ogni volta che ho in testa questo discorso.
Niente mi avrebbe potuto dare tutto quello che in sei anni ho imparato, cercato e trovato. Quello che mi è saltato agli occhi e che ho catturato. Niente mi avrebbe potuto dare certi rapporti.
Tagliata a metà.
Tra la non voglia assoluta di lasciare il lavoro e tra la preoccupazione dei miei esami imminenti.
E' che in questa metà non c'è un punto di mezzo. La tranquillità dove riposarmi. Non c'è.
E se c'è...allora è nascosta bene.
Cosa da poco...prima o poi,
io la cerco.
E, la Trovo.
...Da lontano come in volo
una stella distante e lucente... 11/7/2006 LuceLassù da qualche parte brilla una nova. Brilla più di prima, esplosa nella sua lucentezza. E non so quanto potrà durare, un attimo o giorni. Stretta dentro di sè, quasi come sottovuoto a soffocare. Gridava la sua luce e il suo brillare. Con tutta la forza che ha. E' così che esplode, e si rigenera.
Riparte.
Così potente da accecare, distogliere lo sguardo su di lei. Luce troppo intensa, forte, dirompente.
Qualche metro più in là. Una semplice, piccolissima, stellina.
Fatta solo di luce propria. Che non riesce a illuminare tutto, e no che non ce la fa.
Posa la sua luce su un raggio limitato di cose e persone. Attaccata a un soffitto che si chiama cielo. E forse, troppo disteso da non capirne i confini.
Ne ho viste più di una. Nova.
Stelline, molte meno. Strano ma vero.
Eppure vorrei tante piccolissime luci fioche nella loro natura. Insieme. Di intensità delicata, dove forza e irruenza sarebbero solo canali. Da attraversare. E oltrepassare. 11/3/2006 Era ieri, si lo so, sono in ritardo. Per le emozioni a caldo. Ma in realtà l'impatto è stato gelido e ho dovuto raffreddare anche un po' le sensazioni e i pensieri. Difficilmente riesco a trovare colonna sonora a quello che ora scrivo, e questo lo so non mi aiuta. O forse si l'ho trovata, con Elisa e Ligabue. Avevo la pelle d'oca e i brividi mi correvano lungo la schiena. Partivo dal blocco di partenza con tutta l'energia che trovavo dentro e facevo fatica meno di sempre. Eppure, andavo veloce più che mai. E guardavo l'orologio a lato e vedevo le lancette scorrere e dentro di me ripetevo "fermatevi, fermatevi". Avrei fermato il tempo, avrei pagato per farlo. Per non sentire il fischio della fine. E mentre andavo non pensavo, mi liberavo dei pesi e dei pensieri. E li vedevo depositarsi lungo la linea nera sul fondo. Lungo l'unico riferimento per i miei occhi. Andavo, e lui dice pure abbastanza bene. E io so la concentrazione e l'isolamento che avevo. Quello che spesso vorrei ma che trovo solo in acqua. Scaricare tutto da dosso e percepire solo il mio lasciarmi andare. Senza che sia, niente di male. Senza che sia, qualcosa di rischioso. Lo diventa se vìolo tutto con la rigidezza. Rigidezza che avevo abbandonato.
Poi ho sentito più tardi il mio nome. Voltandomi mi hanno chiesto. Come ho fatto a non prendere mai aria fino quasi a fine vasca.
Ho risposto, che è stato naturale. Ho aggiunto, che è sbagliato. Non voler alzare la testa e riprendere contatto con tutto. Farsi spazio nell'acqua, muovendo il corpo e sperando di restare sempre lì.
E lì dove mi sfogo.
Forse è lì dove nascondo. Il bello che c'è. Non me stessa, che forse nascondo altrove. Nascondo il bello. Perchè uscendo non ce ne sia traccia da contaminare.
Lì custodisco le emozioni. E chi lo sa,
se sul fondo ci son solo le mie. 11/2/2006 Pensieri di un giorno faLentamente posare i passi sull'asfalto. Ricoperto dalle foglie secche o forse solo un po' gialle. E passarci sopra col ticchettio dei tacchi sembrava come far un po' male. A guardare in su quante foglie che stanno lì lì per cadere. Di lato...il fiume che scorre. Che niente lo ferma o lo comanda. Passa sotto tutti i ponti e va dritto insieme ai lungarni.
E le luci della città di notte sembrano ancora più calde quando inizia il freddo. Illuminano la notte e tutti i suoi passaggi. Quasi sembra un po' tutto protetto. Dal giorno, dai pensieri, da tutto il resto. La sera si accende e ti assicura che non lascerà traccia quando sarà l'alba. Solo i ricordi, non li mandi via. E non li vuoi mandare via.
Però, il sole del mattino e il vento forte mi vengono a cercare da Siena come un post it lasciato sulla scrivania. Promemoria importante, mi sa proprio di si.
|
|
|