Elisa's profileIl mio angolo...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    4/30/2007

    Così, la calma

    La calma della sera e la fine di un temporale.
    Quel che resta è l'asfalto bagnato e i vetri dell'auto decorati di gocce.
     
    La calma di una piscina semivuota e di nessun suono al di fuori del movimento dei corpi nell'acqua.
    Quel che è si racchiude in molte bracciate e il fiato corto.
     
    La calma e il rilassamento di una giornata iniziata con una buona notizia.
    E, passo dopo passo, vedo che vado avanti. Lo percepisco realmente.
     
    La calma che mi ero augurata.
    Un po' la troviamo anche insieme.
     
    La calma,
    dici che la porto io, con me.
    Stasera, sai,
    nel silenzio, la lascio passare attraverso le note di una canzone.
    Chiudo gli occhi. Respiro profondo. Accenno un sorriso.
     
     
    4/22/2007

    Sono solo tre gradini che salgo col ticchettio dei tacchi che scandisce i miei passi. Tu non la vedi quella stella proprio sopra di te, io si. Mentre sfuggo dal tuo sguardo imbarazzata e fisso un punto nel cielo.  
    Lo so, il mio imbarazzo è in contraddizione. E ci ricado in contraddizione. Che anche se ti guardo di sfuggita, ritrovo gli occhi incollati su di me.
    Ti prendo per mano e la stringo forte insieme alla mia. Vedi, sono tornata.
    C'è quella parte di me che puoi vedere solo tu. Che non si direbbe eppure c'è. E non voglio pensarci troppo.
    Il tempo parla. Tutte le cose che ci hanno fatto allontanare e sono passate sopra a un filo invisibile che ci tiene legati.
     
    Il desiderio che ho negato.
    Il desiderio irrinunciabile.
    Tu non la senti,
    ma nell'aria suona,
     
    Santa Maria del Buen Ayre.
    E se riscappo, riprendimi.
    Scappare è nella mia natura ma tanto prima o poi ritorno.
     
     
    4/17/2007

    Era poco più di un anno fa quando aprivo un portone immenso e attraversavo una vetrata molto più grande di me. Per quello che era e per quello che rappresentava. E indubbiamente il periodo di stage in un ambiente così formale e importante nel suo settore ha portato alla luce aspetti di me che il mio lavoro di sempre non ha mai fatto. Mi hanno appassionato entrambi, uno per quello che sono, uno per quello che vorrò diventare.
    La vita da studentessa mi ha un po' riportato a placare le grandi aspettative nei confronti del lavoro e a crearne di nuove per la fine dei miei studi. Ed è per quello che forse avevo dimenticato quel consiglio che un anno fa tenevo stretto dentro di me. Di continuare e non smettere mai nel voler "volare alto". Tenendo dentro di me la bambina che ogni tanto appaio, o la nuotatrice indisciplinata. Preservando aspetti del mio carattere che porterò davanti agli occhi di pochi. Agli occhi dei molti forse apparirò alla ricerca di una realizzazione professionale, all'ambizione e alla determinazione. Ma in fondo, è proprio così.
    Non è importante quanto alto arriverò, l'altezza è soggettiva da persona a persona. Dalle aspettative che ognuno si crea e su cui ognuno va avanti. Ne ho scelte di impegnative e difficili.
     
    E benedico quanto maledico la mia propensione verso il difficile.
    Da cui poi mi districo passando per ansie e paranoie. Che spesso "mamma" Ale mi ha placato e fatto sparire; mi ha rimesso in riga mentre scappavo per percorsi alternativi. E ultimamente, ma soprattutto in questi ultimi giorni i miei pensieri passeranno molto spesso da lei.
    4/16/2007

    Chilometri, pensieri, attimi

    Scaricata.
    Attraverso Siena e dintorni. Chilometri in solitudine, alcuni in mezzo al niente e forse, persa. Con quell'esame davanti che in assoluto è la cosa più assurda che mi si sia chiesto di risolvere.
     
    Ricaricata.
    Di buoni propositi.
    Di obiettivi.
    Come al solito complicati, ma assolutamente concreti e vicini.
    Di vita vera. Di parole che raccontino solo di attimi vissuti. O da vivere, a breve.
     
    Non ci guardo più indietro, solo avanti.
    La vita mi coglie di sorpresa.
     
    Mi lascio un dubbio in testa.
    Se farmi trovare ancora, o non farmi trovare più. Tra strade, piazze, una strada, una piazza.
    Una sola città.
     
     
     
     
     
    4/13/2007

    Cambi di stagione

    A volte il tempo è troppo. Altre è troppo poco.
    Passano mille pensieri e posti diversi nella mia mente.
    Giro con la macchina e Santa Maria del Buen Ayre mi riporta a quelle forti sensazioni fugaci e socchiuse, dentro a un tempo imprevedibile, incostante, rubato.
    E' primavera, di Macy Gray, allergie a acari, piante e particolari persone. E l'esame incubo. Quello che tanto è difficile e incomprensibile da non crearmi ansia. Solo un' illuminazione improvvisa potrà aiutarmi.
     
    E poi altri pensieri affollati come maglioni disordinati riposti malamente nell'armadio.
    C'è n'è uno che mi porta avanti. E mi fa capire che mi pongo troppe regole, piani e scadenze da rispettare. Limiti e paletti come una benda sugli occhi. Inevitabilmente, mi rallento e mi limito.
    Ho fatto diventare normale l'improbabile. Ho una certa propensione a cercare il quasi impossibile, così che non mi vincoli troppo. E mi lasci stare libera.  
     
    Mi tuffo.
    Ma se esci, dove esci?
    E ci sei sempre stato?
    Ma chi sei?
    No, stai andando via. Sguardo veloce, e stop.
    Mi dissolvo nell'acqua.
     
    Sono a tratti inconstante.
    Propensa,
    ai cambi di stagione.
    4/7/2007

    Aria di quasi Pasqua

    C'è il sole fuori. Ma un sole bellissimo che quasi mi entra dentro. O sono le note leggere di Bublè a dipingermi tutto così. Sono lontana da una notte che mi intrappolava in un incubo, dal mio inconscio che mi ha messa davanti a briciole che voglio spazzare. Ho pagato caro il rimpianto che non ho voluto crearmi, e quell'orgoglio che ho sotterrato. L'ho pagato con una notte di angoscia e batticuore di paura.
    Adesso, tutte sensazioni che non trovo più perchè non erano vere. Non erano reali.
    Ho tanti motivi per poter decidere.
    Se restare incollata o iniziare a correre forte.
    Se c'è stato un letargo di emozioni e sentimenti, ora è primavera.
    Guardo fuori e cerco le chiavi.
    Devo vivere.
    Vivere, vivere, vivere.
     
    Fuori di qui.
    Fuori al sole.
    4/4/2007

    Scrivo di me, a me

    E' tutto veloce, e poi lento.
    E quale attenzione scrupolosa dedico nella tutela di tutto. E quanto orgoglio mi porto dentro.
    Forse perchè penso che ogni cosa ne faccia scaturire di altre, e così via.
    In fondo poi, a pensarci, un pensiero è solo un pensiero.
    E non mi tutelo se li nego a me stessa o agli altri. Non dimostro niente se lascio che passino e spero di dimenticarli.
    Di oltrepassarlo.
    E tante cose mi smuovono. E fanno dei miei pensieri, contorni di varia natura e di vario colore.
    Lo scorrere incessante delle cose non mi limita nè nel guardare avanti, nè nel riguardare indietro.
    Indietro non ci guardo quasi mai. O perlomeno non così tanto.
    Mi carico di aspettative per il futuro, non di ansie per il passato. Però, guardo indietro e mi soffermo su tutto quello che mi ha cambiato, peggiorato o migliorato.
    A rendermi un po' peggiore forse ci ho pensato io a modo mio. Ed è questo che non si vede. Ma che io avrei potuto vivere in maniera migliore. Fare e non fare. Dire e non dire.
    E' inutile tutto questo giro di discorsi senza senso. E' utile solo a me. Ma davvero non vedo di dover dare prova di un orgoglio ridondante. E poi, è la vita che mi si ripresenta in maniera ciclica che, forse, mi fa girare su me stessa e sui miei pensieri. Sono un cane che si morde la coda. E solo adesso trovo motivazione alla mia improvvisa voglia di scappare in mezzo al mare.
    Non ho più voglia nè bisogno di negare i miei pensieri.
    Percè stanno prendendo forma diversa tanto che riesco a vederli e farli uscire fuori.
     
    Sto bene a prendere polvere, chissà dove, poi non so.
    Dentro una stella ritagliata.
    Da quanto tempo sono uscita da quella stella. Che neanche me lo ricordo più.
    E' tutto strano. Illogico.
    Non me lo voglio spiegare.
     
    In fondo, va bene così.
    4/2/2007

    Sono troppo distratta

    All'entrata: muso lungo, gli occhi tristi e un po' arrossati.
     
    Bordo vasca silenzioso e incerto. Prime due vasche rigide e legnose. Abbandona, abbandonati.
    Così, si.
    Ho abbandonato per un attimo i pensieri e ricaricato le pile. Dentro quell'acqua che non lascerei. E il cloro mi si attacca alla pelle. Poi lavo e porto via. Anche se mi resta dentro lo stesso. Quell'odore intenso che mi richiama un mondo. Di cui non posso più fare a meno.
    Non scappo più.
    Trovo i modi per costruire, isolare...belle sensazioni.
    E...ricaricarmi.
     
    All'uscita:
    " Ah, ma guarda che bella seratina!"
    "...di primavera", aggiungo.
    "Si ma non lo direi troppo forte".
    "Eh già...stasera è così..."
    Sopraggiunge "Infatti, stasera giubbotto di jeans e domani cappotto!"
    "Infatti...va preso tutto giorno per giorno". Glielo dico e me lo dico, sorrido.
    Sorride "Eh si, mi sa che quasi quasi stasera esco". 
    "Ciao".
    "Ciao".
    Scambio di battute tra sconosciuti...mi avvio alla macchina, tanto che penso,
    ma da quante cose mi distoglie l'acqua?
    Non è vero,
    prima penso...
    ...carino!