Elisa's profileIl mio angolo...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    4/29/2009

    Rabbia da riciclare

    Può accadere di essere un burattino e di conoscere molto bene il proprio burattinaio. Ma ogni cosa ha molti punti di vista da cui guardare. E forse è soltanto il temporale che oggi mi fa vedere tutte prospettive in cui subisco e non agisco. Dovrei forse trovare scenari nuovi, scenari in cui molto spesso mi colloco.
    Dove non sono la pedina, ma il giocatore di un gioco. Dove non sono il burattino ma soltanto lo strumento in mano di qualcuno che a sua volta è strumento per me.
    Le cose sono diverse, dipende da come le guardi.
    Oggi le guardo decisamente male. Ma proverò a togliere gli occhiali, a provare a cambiare musica, a bere una tazza bollente di camomilla. Proverò a respirare a lungo. E profondamente. A restare in silenzio.
    E a pensare.
    Alle cose che davvero voglio far contare. E quelle di cui mi devo servire e che non si devono servire di me.

    Con le unghie e con i denti.
    Avanti,
    con le unghie,
    con i denti.
    4/20/2009

    Leggera

    Non so se è merito di una nuova canzone ma ho pensieri nuovi arrivati così. All'improvviso. No, non è la primavera, o forse si. Ho sempre pensato che mi portasse soltanto un bel po' di allergia e non questa leggerezza che sento dentro la testa. Sorrido dentro me stessa. Sorrido a me stessa. Anche se ho preso una gran paura poco fa, quando ho imboccato una via contromano, una via che percorro da quando ho iniziato a camminare. L'ultima volta che è successo, eh si, era già successo, era inizio di primavera proprio come adesso. Forse era stato un segnale, la via che avevo imboccato nella vita non mi avrebbe portato molto lontano e prima o poi sarei dovuta tornare indietro. E così è stato.
    Adesso però,
    non so se sia,
    un segnale o una distrazione. Sicuramente una distrazione.
    Ma una volta tanto non mi importa molto di capire. Non c'è niente da capire se mi sento
    sorridente,
    serena,
    leggera nella testa e nel cuore.
    Non importa se la mia paura mi viene a trovare nei sogni.
    No,
    non importa.
    Potrei scrivere metri e metri di parole ma tra poco chiavi dell'auto e via. A lavoro.
    Quello che sento dentro è quello che mi riveste di un sorriso e di quell'aria un po' bambina.
    Ed io,
    sorrido.
    E se passi di qua,
    ti regalo un sorriso.
    4/16/2009

    Se rendo l'idea

    Correre, come una trottola. A perdifiato. Senza fermarsi. Dentro la macchina, dentro al traffico, della città. Tra suoni di clacson, la radio che suona quella canzone e tu che la canti a squarciagola. L'aggressività di volersi districare in mezzo a cento auto, decine di incroci, code, cantieri, semafori.
    E poi, tornare.
    Avere il tempo di respirare e di raccogliere un po' i pensieri. Ma forse è meglio mandarli via. Dentro a una vasca. Dentro a decine di bracciate. In mezzo all'acqua. Col fiato corto. Le gambe stanche, le braccia pure. La fame. Fame d'aria.
    E poi, tornare. Nuovi. O come nuovi.
    Con un leggero sorriso che si fa spazio da dentro,
    con una stanchezza che pian piano sale,
    ma la testa leggera. Così leggera che ospita soltanto musica che passa dalle orecchie, e fa scivolare fuori le parole come se fosse la cosa più facile del mondo. Scrivere.
    Scrivere di cosa poi. Soltanto una manciata di sensazioni, quel che è certo tutte emozioni. Che vorrei far sentire e che non so, quanto nero su bianco rendano l'idea.
    Non so,
    se rendo l'idea.
    Di cosa sia la calma,
    la tranquillità,
    il silenzio,
    la buona musica,
    tante parole che vuoi far uscire fuori.

    Pensando poi che per adesso non ti basta nient'altro. Di una canzone, stasera. Stasera un libro sul comodino e quel sorriso. Che deriva da quella tranquillità.

    Silenzio tutt'intorno.
    E dentro di me,
    sorrido.
    4/14/2009

    Aspettando il sonno

    E' notte. E il sonno non accenna minimamente ad arrivare. Sono un po' stanca, quello si, ma non basta per abbandonarmi ai sogni. Resto qua, con la musica a farmi compagnia e la voglia di scrivere. Di lasciar scorrere le parole sulla tastiera e chissà poi per finire chissà dove. Chissà con chi. Era un giornata iniziata decisamente sottotono, una giornata di festa che mi ha condotto a lavoro e poi a casa. E infine, qua. Da dove sono partita. E dove sono tornata.
    Adesso sono tranquilla.
    Tranquilla,
    in silenzio,
    e sorrido a me stessa.
     
    4/13/2009

    Tutto qua

    Aspetto che lo smalto si asciughi per poi prendere la borsa, le chiavi dell'auto. E via. A lavoro. E' tempo che sfrutto per fermarmi un attimo qua a scrivere perchè quello che sento stamani è un velo di tristezza e una profonda malinconia che mi fa pensare soltanto alla tanta voglia di solitudine che ho. Perchè una volta uscita da qua dovrò per forza trovare la spinta per risalire, confermare quell'aria da bambolina che molti mi attribuiscono. Rassicurante. Sicura. Calma. Serena.
    La frangetta, gli occhi blu, lo smalto rosa.
    Quanti credono di capirmi e invece non mi capiscono.
    A capirmi sono davvero in pochi. E sono gli amici di una vita.
     
    Boh, penso che sia ora di uscire. Altrimenti faccio tardi. Ultimo giro per la casa alla ricerca del sorriso. E poi via.
    Via.
    In qualche modo questa giornata sarà.
    Spero solo che qualcosa mi sorprenda e mi risvegli.
     
    4/8/2009

    Misunderstanding

    Cerco pezzi di me, ricordi lasciati tra le pagine di questo diario. Spesso mi metto a leggere gli anni passati, cosa scrivevo l'8 aprile di un anno, due o tre anni fa? Riesco a capire di quali emozioni ho vissuto, come sono cambiata, cosa ho lasciato, cosa ho trovato, cosa ho portato con me. Vedo il modo diverso in cui scrivo, anche se sotto sotto sono sempre io, soltanto un po' diversa, forse adesso meno accellerata. Forse adesso meno di petto. Forse adesso un po' più cresciuta. Mi ha sfiorato il pensiero di chiudere tutto, smettere di scrivere qua. Poi a pensarci bene avrei rinnegato persone, luoghi, odori, ricordi, me stessa. Non importa se qualche occhiata subdola si sofferma tra le mie parole. Mi importa ancora meno essere capita. Non sono ingrata, ma mi fa sentire vuota sentirmi dire "che belle parole". Io non scrivo parole, io scrivo con le parole. Le parole per me non sono mai un fine ma sempre e soltanto uno strumento.
    Sto divagando. Lo faccio troppo spesso. E non mi piace.
    Non mi importa essere capita da tutti. Non voglio essere capita da tutti.
     
    Ma resto in silenzio a pensare,
    quanto poco mi avesse capita,
    quanto tanto mi avesse avuta per sè,
    e quanto poco,
    davvero,
    poco,
    mi avesse capita.
    Se ti domandi se sei tu, si, sei tu.
    Se ti domandi se è colpa tua. No. E' mia.
     
    E' andata così.
    Chissà che farò, tra un anno, rileggendo anche queste righe, chissà. Chissà.
    Vado incontro al futuro.